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Tesine


TOLOMEO

Il grande astronomo greco, secondo solo ad Aristotele, nacque a Pelusio e visse, intorno al 150 d.C., ad Alessandria.
Il sistema geocentrico da lui pensato, che faceva della terra il centro dell'universo, fu incontrastato fino ai tempi di Copernico e servì pure da modello a Dante nella sua concezione del Paradiso.
Le sue teorie astronomiche sono contenute nell'"Almagesto" (il titolo è la traduzione araba, dal greco, di "La Grande Sintesi"): è la descrizione del "Sistema del Mondo" per eccellenza, considerata tanto esatta e perfetta da non venire ridiscussa per più di tredici secoli.
L'"Almagesto" si apre con un compendio delle ipotesi fondamentali dell'astronomia. Il cielo, scrive Tolomeo, è una vasta sfera che ruota attorno ad un asse, i cui estremi coincidono con i poli della sfera celeste. La Terra, afferma, è una sfera: per convincersene basta osservare come il Sole, la Luna e gli altri astri non sorgano né tramontino nello stesso tempo per tutti gli abitanti della Terra, ma prima per quelli che si trovano più a oriente; oppure basti osservare che in mare, da qualsiasi punto e in qualsiasi direzione si navighi, si vedono sempre emergere per prime, dall'orizzonte dietro le quali erano nascoste, le cime delle montagne; o infine, rilevare che sulla Terra il viaggiatore diretto verso nord vedrà la stella polare alzarsi sull'orizzonte in proporzione alla distanza percorsa. La Terra, inoltre, è al centro del cielo: se così non fosse, infatti, una parte di esso ci apparirebbe più vicina e le stelle presenti ci apparirebbero più grandi. Se la Terra si trovasse fuori dall'asse del mondo, argomenta Tolomeo, l'eclittica risulterebbe divisa in modo diseguale dall'orizzonte, mentre se, pur essendo sull'asse, fosse più vicina a un polo che all'altro, l'orizzonte non sarebbe bisecato dall'equatore. La Terra, tuttavia, non è che un punto, in proporzione all'estensione degli spazi celesti, poiché le stelle ci appaiono della stessa grandezza e alla medesima distanza fra loro da qualsiasi punto della Terra le osserviamo. La Terra, infine, è assolutamente immobile: se, infatti, avesse un movimento rettilineo obliquo, questo la allontanerebbe dal centro del mondo, in cui si è dimostrato che si trova. Essa è immobile perché deve esistere un qualche punto fisso cui possano essere riferiti i moti degli astri.
Il sistema delle sfere concentriche- escogitato da Eudosso, riformato da Callippo e ripreso da Aristotele - rappresentava i pianeti in movimento a distanze invariabili dalla Terra. Tolomeo non era d'accordo: in virtù di un principio aristotelico il cielo sopra il concavo lunare doveva considerarsi immutabile. Era impensabile che tali variazioni di splendore fossero intrinseche. Tolomeo le attribuì molto presto a variazioni di distanza, cosa che impose l'abbandono delle sfere concentriche e dei loro cerchi massimi concentrici alla Terra. Ipotizzando che la Terra non sia quindi esattamente al centro dell'orbita dei pianeti (Sole compreso), si spiegherebbe come mai i loro moti appaiano non uniformi agli osservatori terrestri. Si tratta di un passo non da poco, all'interno di una visione totalmente antropocentrica del cosmo: ora la Terra non ne occupa più il centro geometrico. Con il suo sistema riuscì, inoltre, a spiegare il moto dei pianeti, del sole e della luna. Secondo Tolomeo gli ultimi due girerebbero attorno alla Terra secondo orbite fisse circolari mentre, per i pianeti, introdusse l'epiciclo, che è l'orbita circolare percorsa, il cui centro descrive a sua volta un'orbita (deferente), attorno alla Terra. Immaginò l'esistenza di otto cicli nei quali si trovano, successivamente a partire dal centro occupato dalla Terra, l'orbita circolare della Luna, i centri degli epicicli di Mercurio e Venere, l'orbita del Sole e i centri degli epicicli degli altri pianeti. Secondo Tolomeo, tutti questi cicli sarebbero dotati di un movimento di rotazione proprio, oltre a uno comune anche al firmamento delle stelle che è il ciclo estremo o ottavo cielo. Il sistema tolemaico, a suo tempo universalmente accettato e mantenuto in vigore per tredici secoli, si basò principalmente sulla fisica aristotelica, di cinque secoli precedente, senza dubbio errata, col risultato di ingabbiare, per quasi 1300 anni, la Terra al centro di un cosmo sferico e finito, ritenuto, da tutti, creato da Dio a misura dell'uomo.

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Coordinamento: Pasqua Gandolfi
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