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Fantascienza

ARTHUR C. CLARK
Preludio allo spazio

....«Non dite che ve l'ho detto io» si intromise Collins molto seriamente «ma ho scoperto che gli astronomi si dividono in due specie. La prima è prettamente notturna e passa le ore lavorative a scattare foto di oggetti tanto lontani che probabilmente non esistono neppure più. Non è interessata al Sistema Solare, che considera un incidente molto strano e quasi imperdonabile. Durante il giorno la si può trovare addormentata sotto grandi pietre in luoghi caldi e secchi.
«Quelli della seconda specie lavorano in orari più normali e vivono in uffici pieni di calcolatori e computer. Questo li secca non poco, ciò nonostante riescono a sfornare fogli e fogli di calcoli matematici riguardanti gli oggetti - probabilmente inesistenti - fotografati dai loro colleghi, con i quali comunicano attraverso bigliettini affidati al guardiano notturno.
«Entrambe le specie hanno una cosa in comune: non hanno mai guardato e non guardano mai nel telescopio, tranne che in momenti di estrema aberrazione mentale. Però ottengono delle graziose fotografie, »
- Io penso» disse ridendo il professor Maxton «che la specie notturna dovrebbe essere sul punto di arrivare. Andiamo.»
L'«Osservatorio di Luna City» era stato costruito in gran parte per il divertimento dei tecnici, che includevano molti più astronomi dilettanti che professionisti. Era costituito da un gruppo di baracche di legno, ristrutturate drasticamente per contenere circa una dozzina di strumenti di tutte le misure, con aperture che andavano dagli otto ai trenta centimetri. Ora se ne stava costruendo uno munito di riflettore, che però sarebbe stato ultimato solo di lì a qualche settimana.
I visitatori, a quanto sembrava, avevano già scoperto l'osservatorio e ne facevano pieno uso. Alcune dozzine di persone si erano messe speranzosamente in coda davanti ai vari edifici, mentre i contrariati proprietari dei telescopi offrivano loro sbirciatine di due minuti, accompagnate da improvvisate conferenze. Quando erano andati a dare un'occhiata alla Luna di quattro giorni non avevano previsto tutto questo, e adesso avevano rinunciato alla speranza di potersela guardare in pace.
«Peccato che non si possa far pagare mezzo scellino a testa» disse Collins pensosamente, guardando la fila.
«Forse glieli fanno pagare» ribattè il professor Maxton. «Noi potremmo almeno mettere una cassetta per i poveri ingegneri atomici,»
La cupola del riflettore di trenta centimetri - l'unico strumento che non appartenesse a un privato perché era di proprietà dell'Interplanetary - venne chiusa e l'edificio pure. Il professor Maxton prese un mazzo di chiavi e le provò a una a una finché la porta si aprì. La fila immediatamente si ruppe e la gente si diresse verso di loro.
«Spiacente» urlò il Professore sbattendo la porta. «È rotto!»
«Vorrai dire che si romperà'.» intervenne Collins cupamente. "Sai come usare uno di quegli aggeggi?»
«Dovremmo essere in grado dì scoprirlo» rispose Maxton con una punta di incertezza nella voce.
L'alta opinione che Dirk aveva dei due scienziati cominciò a crollare.
« Intendete farmi credere» disse «che volete rischiare di usare uno strumento complicato e costoso come questo senza saperne nulla? Ma sarebbe come se una persona che non sa guidare montasse su un'automobile e cercasse di metterla in movimento!»
«Santo Cielo!» protestò Collins con una piccola luce divertita negli occhi. «Non penserete che questa cosa sia complicata, vero? Paragonatela a una bicicletta, se volete, ma non a un'automobile!»
«Benissimo» ribalte Dirk «e allora provate ad andare in bicicletta senza aver alcuna esperienza!»
Collins si limitò a ridere e continuò l'esame dei comandi. Per qualche minuto lui e il Professore si impegnarono in una discussione tecnica che però non impressionò Dirk, dato che ora capiva che quei due del telescopio ne sapevano appena un poco più di lui.
Dopo alcuni tentativi lo strumento venne puntato verso la Luna, ora piuttosto bassa a sud-ovest. Dirk aspettò pazientemente per un bel po', almeno cosi gli parve, che i due guardassero nel telescopio a loro piacimento. Ma poi non ne potè più.
"Mi avete invitato, sapete?" sbottò. "O ve ne siete dimenticati?"
"Scusate" disse Collins, cedendogli il posto con evidente riluttanza. "Guardate voi, adesso, si mette a fuoco con questa manopola."
In un primo momento Dirk riuscì a vedere solo un biancore interrotto da macchie qua e là. Poi di colpo l'immagine divenne chiara e nitida, come un'incisione brillante.
Riusciva a scorgere una buona metà della Luna crescente, le cui punte erano però fuori campo. Il bordo della Luna era l'arco perfetto di un cerchio, senza alcuna irregolarità. Ma la linea che divideva la notte e il giorno era frastagliata, e in alcuni punti spezzata da montagne e altipiani che lanciavano lunghe ombre sulle pianure sottostanti. C'erano pochi dei grandi crateri che si era aspettato di vedere e intuì che la maggior parte di essi si trovava nella parte del disco ancora non illuminata.
Concentrò l'attenzione su una grande pianura ovale, circondata da montagne, che gli fece pensare irresistibilmente a un fondale d'oceano prosciugato. Si disse che doveva trattarsi di uno dei cosiddetti "mari della Luna", ma era facile capire che non c'era acqua da nessuna parte, in quel paesaggio calmo e immobile che si estendeva davanti a lui. Ogni particolare era nitido e brillante, tranne quando una velatura simile a una foschia di calore fece tremare tutta l'immagine per un momento.

La Luna stava calando nelle brume dell'orizzonte e l'immagine era ora disturbata dal suo passaggio inclinato a mille miglia nell'atmosfera della Terra.
A un dato punto, proprio all'interno dell'area oscurata del disco, delle luci brillanti risplendettero in un fascio come fari che luccicassero nella luce lunare. Dirk ne fu sconcertato per un attimo, finché non si rese conto che stava guardando le grandi vette montuose che erano state colpite dal Sole, ore prima che la luce dell'alba colpisse i bassipiani.
Adesso capiva perché tanti uomini avevano passato la vita a studiare le ombre che andavano e venivano sulla faccia di quello strano mondo che appariva tanto vicino e che, tuttavia, fino all'attuale generazione, era stato il simbolo di tutto ciò che non avrebbe potuto essere mai raggiunto. Si rese conto che nell'arco di una vita non sarebbe stato possibile esaurirne le meraviglie; vi sarebbe stato sempre qualcosa di nuovo da vedere, man mano che l'occhio si fosse fatto più esperto nello scoprire quella ricchezza di particolari quasi infiniti.
Qualcosa gli bloccò la vista, e alzò il capo irritato. La Luna stava calando sotto il livello della cupola: non si poteva abbassare ancora di più il telescopio. Qualcuno riaccese le luci e Dirk vide che Collins e Maxton lo stavano guardando sorridenti.
"Spero che abbiate visto tutto quello che volevate" disse il Professore. "A noi sono toccati dieci minuti a testa... voi siete rimasto li per venticinque minuti, e per fortuna la Luna è calata."....

Segnalazione di Sergio D'amico

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