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Fantascienza


IL CIELO NEI VIAGGI DI VERNE
di Francesca Benedetti

Quando Jules Verne si metteva in testa di scrivere uno dei suoi romanzi lo faceva sempre egregiamente, con una inossidabile attenzione ai particolari, un'attenzione così finemente ricercata da risultare a tratti quasi ridondante e persino un po' noiosa. Basti ricordare le lunghe pagine descrittive che s'incontrano sfogliando il famoso "Ventimila leghe sotto i mari": innumerevoli specie di pesci sfilano davanti alla parete di vetro del Nautilus e tutti sono decritti, tutti classificati.
Il rigore scientifico da lui adottato si ritrova in praticamente tutte le sue opere e a maggior ragione nei suoi viaggi impossibili, quasi a voler in qualche modo "giustificare" le sue ardite asserzioni con prove scientifiche inconfutabili, e così tutti i calcoli effettuati dal Gun Club per spedire il proiettile sulla luna alla fine risultano al lettore quasi verosimili… in fondo è stata addirittura chiesta la consulenza dell'osservatorio di Cambridge, come dubitare?
In questi immaginari viaggi si esplorano mondi sconosciuti e affascinanti: si scoprono gli abissi ("Ventimila leghe sotto i mari"), le viscere della terra ("Viaggio al centro della terra), l'intera circonferenza terrestre in un viaggio da record ("Il giro del mondo in 80 giorni"), per non parlare del cielo e della luna che ci svela la sua faccia oscura ("Dalla terra alla luna").
In quest'ultimo libro il cielo è un protagonista fondamentale, ma si possono trovare riferimenti ad esso anche negli altri viaggi citati. Riferimenti anche molto accurati, come il suo modo di descrivere le cose impone.



Ventimila leghe sotto i mari
In questo viaggio si narrano le avventure del capitano Nemo a bordo del suo straordinario sottomarino: il mitico Nautilus.
Un giorno durante un naufragio il professor Aronnax, il suo domestico e un cacciatore di balene canadese si ritrovano improvvisamente proiettati in un'insolita avventura; salvati dal capitano Nemo sono accolti nel sottomarino che tuttavia diverrà anche la loro prigione: nessuno dovrà mai venire a conoscenza dell'esistenza del Nautilus.

Sebbene il racconto si svolga in fondo ai mari a volte è possibile intravedere sprazzi di cielo, un cielo infinitamente bello e caro, proprio perché visto di rado.

 

 

 

L'11 novembre, al mattino presto, l'aria largamente penetrata nel Nautilus mi rivelò che eravamo tornati alla superficie, per il rinnovo delle provviste d'ossigeno. Mi diressi alla scala centrale e salii sulla piattaforma.
Erano le sei. Trovai tempo coperto, mare grigio ma calmo: appena un'onda lunga. […]
A poco a poco la bruma si dissipò sotto i raggi solari. L'astro radioso valicava l'orizzonte orientale. Il mare s'infiammò nel suo sguardo come una massa di polvere da sparo. Le nubi alte nel cielo presero toni vividi ma ammirevolmente sfumati, molte lingue di gatto annunciavano, intanto, una giornata ventosa.

A volte anche il più perfetto dei mezzi può subire degli imprevisti, così un giorno il Nautilus restò incagliato in mezzo agli scogli. Il professore, preoccupato, faceva notare la cosa al capitano che tuttavia era fiducioso: confidava nell'alta marea.
In questo passo del libro si descrive il fenomeno delle alte maree legato all'influsso lunare:

"Le maree del pacifico non sono forti, avete ragione, signor professore" egli rispose "ma nello Stretto di Torres i livelli per l'alta e bassa marea differiscono ancora di un metro e mezzo. Oggi è il 4 gennaio e fra cinque giorni sarà luna piena. Mi stupirebbe che questo compiacente satellite rinunciasse a sollevar abbastanza le presenti masse d'acqua, non mi rendesse un servigio che volentieri dovrò a lui solo."

Durante il suo lungo peregrinare il sottomarino varcò anche i confini del più recondito angolo terreste: il polo sud. Una volta giuntovi il capitano ne assunse il possesso.
In questo brano si apre una bellissima finestra sul cielo dell'altra parte del mondo…

Egli dispiegò una bandiera nera che portava una N d'oro, ricamata sulla stoffa. Poi rivolgendosi al sole, alle sue ultime irradiazioni lambenti l'orizzonte marino:
"Addio sole!" esclamò. "Tu ora ci lasci , astro radioso. Coricati sotto questo libero mare, e lascia che una notte di sei mesi tenga le sue ombre sul mio nuovo dominio."

Il giorno dopo alle sei del mattino cominciarono i preparativi per la partenza. Gli ultimi lucori emanati dal crepuscolo sparivano nella notte. Il freddo era pungente. Le costellazioni splendevano con una particolare intensità. Allo zenit brillava quell'ammirevole Croce del Sud, che è la stella polare delle regioni antartiche.

Nonostante il bellissimo viaggio, i prigionieri del Nautilus ormai desideravano tornare a casa, sulla terraferma e così aspettavano il momento giusto per agire. Ancora una volta il cielo incornicia la scena:

Gran parte della notte passò. Noi spiavamo l'occasione buona. Ned Land avrebbe voluto gettarsi fin d'ora, lo convinsi ad aspettare.
Alle tre del mattino salii in piattaforma . […]
La luna allora passava al meridiano, Giove sorgeva ad oriente. Il cielo e l'oceano gareggiavano in tranquillità.

In questi brevi passi viene descritto un cielo molto particolare, un cielo visto come una via di fuga dagli abissi di cui i protagonisti si sentono prigionieri. Un cielo tuttavia ben descritto, nessun particolare è lasciato al caso.

Viaggio al centro della terra
I protagonisti di questo viaggio s'inoltrano nelle viscere della terra, ma prima di sprofondare nel buio più totale si getta un ultimo sguardo all'insù, quasi un laconico addio al mondo di superficie. Dall'interno del cratere del vulcano Sneffels (nella foto) si vede una piccola porzione di cielo, l'ultimo prima della più profonda oscurità.

L'oscurità non era ancora completa. Si aprì il sacco delle provviste, si mangiò, poi ognuno si sistemò alla meglio su un letto di pietre e di frammenti di lava.
E quando, sdraiato supino, aprii gi occhi, vidi un punto brillare all'estremità di quel lungo tubo di quasi tremila piedi, che si trasformava in un gigantesco cannocchiale.
Era una stella priva di ogni scintillio, e, secondo i miei calcoli, doveva essere
b dell'Orsa Minore.
Poi caddi in un sonno profondo.

Il giro del mondo in 80 giorni
Era l'anno 1872 quando Phileas Fogg, un distinto e alquanto eccentrico signore inglese, decise di affrontare un lungo viaggio intorno al mondo nel tempo record di 80 giorni, scommettendo una ragguardevole cifra con i soci del Reform Club. Ad accompagnarlo il domestico Passepartout.
Mentre si stava attraversando l'India i due protagonisti trassero in salvo una giovane donna di nome Auda. Lei era bellissima e vedeva in Fogg il suo preziosissimo salvatore. Tuttavia il flemmatico Fogg non perse la sua proverbiale tranquillità.
Nel descrivere questi sentimenti Verne utilizza una bella metafora astronomica:

Phileas Fogg si librava nella sua maestosa indifferenza. Egli compiva razionalmente il suo giro intorno al mondo, senza preoccuparsi degli asteroidi che gli gravitavano attorno.
Eppure, nelle vicinanze, c'era -per usare un'espressione familiare agli astronomi- un astro perturbatore, il quale avrebbe dovuto produrre qualche alterazione nel cuore del gentiluomo. Ma no! Il fascino di Auda non agiva, con grande sorpresa di Passepartout, e i turbamenti, ammesso che ve ne fossero, sarebbero stati più difficili a calcolarsi di quelli di Urano, che hanno condotto alla scoperta di Nettuno.

Nettuno fu scoperto nel 1846 da J.Gale e H. d'Arrest sulla base dei calcoli fatti da Le Verrier sulle osservazioni di Urano. Il movimento di questo pianeta risultava infatti deviato in modo sistematico dall'orbita calcolata.
Verne invece ignorava l'esistenza di Plutone scoperto solo nel 1930 da Clyde William Tombaugh.

Per tutta la durata del viaggio Passepartout non aveva mai ritoccato l'ora del proprio orologio, lasciandolo così segnare sempre l'ora di Londra.

Avvenne pure che, quel 23 novembre, Passepartout provasse una grande gioia. Si ricorderà che il testardo giovane aveva voluto assolutamente l'ora di Londra sul suo famoso orologio di famiglia, ritenendo false tutte le ore dei paesi che attraversava. Quel giorno, benché egli non l'avesse mai messo né avanti né indietro, l'orologio si trovò d'accordo col cronometro di bordo.
Figurarsi il trionfo di Passepartout! Egli avrebbe voluto sapere che cosa avrebbe potuto dire quel Fix, se fosse stato presente.
"Quel briccone che mi raccontava un mucchio di storie sui meridiani, sul Sole e sulla Luna!" ripeteva fra sé. "Che gente, quella! A sentir loro, si farebbe una bell'orologeria! Ero sicuro che, un giorno o l'altro, il Sole si sarebbe deciso a regolarsi sul mio orologio!"
Passepartout ignorava però che, se il quadrante del suo orologio fosse stato diviso in 24 ore, come gli orologi italiani, egli non avrebbe avuto motivo alcuno di trionfare, perché le lancette del suo meccanismo, quando erano le nove del mattino, a bordo, avrebbero segnato le nove di sera, cioè la ventunesima ora dopo la mezzanotte: differenza precisamente uguale a quella che esiste fra Londra e il centottantesimo meridiano.


Ma, se Fix fosse stato capace di spiegare quell'effetto puramente fisico, Passepartout, certo, sarebbe stato incapace, se non di comprenderlo, almeno di ammetterlo.

Alla fine del lungo viaggio Fogg sembrava ormai aver perso la scommessa, ma non era così:

Phileas Fogg aveva, "senza volerlo", guadagnato un giorno sul suo itinerario: e questo unicamente perché egli aveva fatto il giro del mondo andando verso est […]
Infatti, andando verso est, Phileas Fogg andava incontro al sole e, per conseguenza, le giornate diminuivano per lui di tante volte quattro minuti per quanti gradi egli percorreva in quella direzione. Ora, sulla circonferenza terrestre, si contano trecentosessanta gradi, e questo trecentosessanta gadi, moltiplicati per quattro minuti, danno precisamente ventiquattro ore: ossia quella giornata inconsapevolmente guadagnata.

In questi due brani Verne si diverte a mettere in evidenza il moto di rotazione terrestre, quel moto che rende possibile il susseguirsi del giorno e della notte e che regala inconsapevolmente la vittoria ai nostri eroi.

Così si conclude il nostro percorso attraverso i meravigliosi viaggi di Verne, in cui abbiamo potuto ammirare frammenti di cielo, un po' di fantasia e tutta la suggestione che quest'autore a distanza di un secolo riesce ancora a regalare.

 

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